| "Circa due anni dopo gli ultimi avvenimenti di questa storia, nel sotterraneo di Montfaucon furono trovati fra le orride carcasse due scheletri di cui l'uno teneva l'altro strettamente abbracciato. Uno di questi due scheletri, appartenente a una donna, aveva ancora attaccato qualche brandello di una stoffa che era stata bianca? L'altro, che teneva strettamente abbracciato, era lo scheletro di un uomo. Fu notato che aveva la colonna vertebrale deviata, la testa nelle scapole, e una gamba più corta dell'altra. Non aveva però alcuna rottura di vertebre alla nuca, ed era evidente che non era stato impiccato. L'uomo al quale apparteneva era dunque andato là, e là era morto. Quando si cercò di staccarlo dallo scheletro che abbracciava, si disfece in polvere." Così termina il romanzo "Il Gobbo di Notre Dame" di Victor Hugo, dal quale Riccardo Cocciante ha tratto questa sontuosa opera. E'una storia di gioia e sofferenza, di amore e odio, una storia che va al di là dell'aldilà..una storia che ha per luogo Parigi nell'anno 1482, al cospetto di Notre Dame, la maestosa cattedrale. Le vicende ci sono narrate da Gringoire, poeta delle strade. Si sta svolgendo la festa dei folli che culminerà con l'elezione del papa; colui che riuscirà a fare la smorfia più brutta sarà il "re". A vincere è il povero Quasimodo, il gobbo campanaro deforme, adottato vent'anni prima dall'arcidiacono Frollo che lo aveva rinvenuto abbandonato ai piedi della cattedrale. Da allora Quasimodo ha sempre vissuto al riparo dal mondo crudele, tra i suoi amici di pietra e, soprattutto con le sue amate campane. Un giorno,dall'alto di una delle torri, i suoi occhi si posano su una incantevole creatura, è Esmeralda, la zingara, che intrattiene i passanti in cambio di qualche spicciolo. Le sue movenze aggraziate, la sua voce e la sua bellezza catturano il cuore di Quasimodo ma non solo... |
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